I dati di numerosi osservatori del settore segnalano che le partnership tra settore militare e accademico stanno crescendo, sollevando dubbi su possibili influenze sulla direzione della ricerca e sulla trasparenza dei finanziamenti.
Sempre più spesso infatti le aule e i laboratori delle università italiane diventano punti d’appoggio per le grandi industrie della difesa, e questi legami – contratti di ricerca, convenzioni e tirocini attivati dal 2023 ad oggi – si inseriscono in un contesto di ridotti finanziamenti pubblici alla ricerca e di crescente spesa militare, sollevando timori su una possibile “militarizzazione” della ricerca accademica.
Mentre alcune istituzioni, come l’Università di Genova, sembrano abbracciare apertamente queste sinergie, altri atenei – tra cui l’Universita’ di Udine, la Federico II di Napoli e i politecnici di Milano e Torino – rimangono reticenti a divulgare dettagli, citando rischi competitivi e oneri amministrativi. Questa crescente interdipendenza tra sapere universitario e potere industriale invita a riflettere sul futuro della ricerca italiana e sui confini tra innovazione civile e applicazioni militari.
Copertura delle collaborazioni
- Su 31 università pubbliche indagate, 23 (74 %) hanno accordi con Leonardo Spa.
- 20 università (65 %) hanno legami con Thales Alenia Space Spa.
- 8 università (26 %) collaborano con MBDA Italia Spa.
Alcuni esempi degli accordi, contratti di ricerca, convenzioni e tirocini stipulati dall’Universita’ di Udine con l’industria bellica:
- Borsa di dottorato di ricerca in Ingegneria industriale
- Borsa di dottorato di ricerca in ‘Advanced Sensor Fusion and Sensor Cooperation’
Questo studio inoltre dimostra come il fenomeno sia tutt’altro che esclusivamente italiano, infatti nel Regno Unito, come in altri paesi europei, la situazione e’ analoga.
